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L’Italia possiede il 70% del patrimonio culturale mondiale?

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L’Italia possiede il 70% del patrimonio culturale mondiale?

Oggi, la bellezza del patrimonio culturale italiano è al centro delle discussioni, ma spesso questa estetica viene sfruttata per alimentare piattaforme digitali con contenuti di scarsa profondità.

Questi contenuti sono progettati per utenti con brevi soglie di attenzione, che considerano il patrimonio culturale come un semplice biglietto da visita del Paese, motivo di orgoglio superficiale.

Questo fenomeno, lontano dall’essere casuale, è il risultato di un disegno preciso portato avanti negli ultimi decenni da una classe politica inadeguata.

Il patrimonio culturale è stato sfruttato esclusivamente a fini economici, contribuendo a una percezione distorta della nostra posizione nel contesto mondiale.

Inoltre, la tendenza degli italiani ad accettare senza critica affermazioni fantasiose, come quella dell’Italia che possiede il 70% del patrimonio artistico mondiale, riflette la nostra propensione a considerarci al di sopra di tutto e di tutti.

Questo atteggiamento può alimentare un senso di superiorità ingiustificato, creando barriere culturali anziché promuovere la comprensione reciproca.

Ecco un esempio: “l’Italia possiede il 70% del patrimonio artistico del mondo intero”.

Mettiamo per un attimo da parte l’infondatezza del dato percentuale, ci torniamo tra poco.

Concentriamoci, innanzitutto, sulla sensazione di chi, per esempio, non ha idea della funzione del patrimonio culturale. La prima sensazione sarà quella di inevitabile superiorità rispetto agli altri patrimoni culturali.

Se l’Italia ha il 50-60-70% dei beni culturali del mondo, mi sembrerà ovvia la sostanziale differenza tra l’Italia e il resto del mondo. Anzi, il patrimonio degli altri mi apparirà qualitativamente inferiore.

L’Italia possiede il 70% del patrimonio culturale mondiale? Sfatiamo UN mito

Risale al 2011 un video istituzionale con l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che recita un copione intriso di becero nazionalismo.

Dagli un’occhiata!

Il primo errore grave è la qualificazione del patrimonio culturale come un regalo che facciamo al mondo intero. Quindi si dissocia dal considerarlo utile agli italiani, viene isolato dalla sua funzione di eredità culturale e lo si trasforma in un biglietto da visita.

Il secondo errore è senz’altro la citazione relativa all’UNESCO.

Attualmente, i siti Unesco sono in totale 1154 in 167 Paesi. L’Italia detiene 58 siti, ed è per questo al primo posto, seguita dalla Cina.

MA…

non siamo neanche minimamente vicini alla percentuale dichiarata dall’ex Presidente: in Italia si trova solo il 5% dei beni riconosciuti come Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

Unesco


Insomma, è vero: l’Italia è il paese che detiene il maggior numero di siti riconosciuti dall’UNESCO, ma da qui ad affermare che ne possegga la metà ce ne passa.

Unesco

Adesso, però, la domanda sorge spontanea: come mai all’Italia (e, come vedremo, anche altri paesi europei) sono stati riconosciuti tutti questi siti?

Sarà mica vera la storia della bellezza insuperabile e irraggiungibile? 😀

Ci arriviamo.

Ripercorriamo brevemente le tappe fondamentali della storia dell’UNESCO

Nel 1946, l’Unesco è stata creata dopo la Seconda Guerra Mondiale per promuovere ideali pacifisti e valori come la giustizia e i diritti umani, oltre a sostenere il progresso e lo sviluppo occidentale. Come organizzazione intergovernativa, l’Unesco riceve finanziamenti dai paesi membri e le loro agende politiche ne influenzano le attività.

In particolare, l’Unesco si concentra sul patrimonio culturale, specialmente sull’elenco dei siti di valore universale lanciato nel 1972.

Fin dall’inizio, l’organizzazione si è concentrata sulla ricostruzione del patrimonio monumentale distrutto dalla guerra e sulla salvaguardia dell’accesso universale ad esso.

Tuttavia, questa attenzione al patrimonio culturale ha portato a una continuità ideologica che si basa sulla supremazia culturale dell’Occidente.

La cerchia intellettuale alla base del progetto Unesco era composta principalmente da inglesi che gestivano il patrimonio culturale coloniale. L’obiettivo principale delle politiche dell’organizzazione era di ALLINEARE gli altri paesi ai livelli occidentali, basandosi sulla supremazia culturale e tecnologica dell’Occidente.

ANNI ’50

A partire dagli anni ’50, l’Unesco si è concentrata sulla salvaguardia del patrimonio monumentale, partendo dal presupposto del suo valore universale. L’organizzazione ha lanciato iniziative di salvataggio per la salvaguardia del patrimonio, come quella dei siti e dei monumenti della Nubia, che ha riscosso un grande successo.

Tuttavia, il programma Unesco riproduceva alcune pratiche dell’archeologia coloniale, come la gestione della manodopera locale e le strategie di ricerca e analisi dei risultati affidate principalmente ai team archeologici occidentali.

Ma nonostante ciò, l’Unesco è diventata la principale istituzione internazionale per la salvaguardia del patrimonio monumentale.

ANNI ’70

Nel 1972, l’organizzazione ha siglato una Convenzione sulla Protezione del Patrimonio Culturale e Naturale Mondiale, che le ha permesso di elaborare Linee Guida Universali e di certificare monumenti e siti di valore universale, affidandone la gestione ai singoli stati proprietari ma monitorandone la salvaguardia attraverso gli esperti Unesco.

La Convenzione del 1972 ha fissato i requisiti secondo i quali i paesi aderenti avrebbero potuto presentare le proprie candidature per l’inserimento dei siti o dei monumenti nella lista del Patrimonio Mondiale.

Dopo l’entrata in vigore ufficiale della convenzione nel 1975, i primi siti furono inseriti nella lista già nel 1978.

L’elenco dell’Unesco, che attualmente comprende 1154 siti culturali, è il programma più di successo dell’organizzazione. Tuttavia, il relativo apparato burocratico è diventato sempre più complicato e discusso nel corso degli anni.

In che senso?

Negli anni si è diffusa una forte critica sulla limitata inclusività della lista: é stata considerata troppo sbilanciata a favore del patrimonio europeo.

Infatti, non è casuale che l’Europa ospiti la metà dei siti inclusi nella lista, mentre il numero di siti registrati in tutto il continente africano e in altre regioni geografiche sia estremamente ridotto.

La lista UNESCO è stata criticata per l’ambiguità dei suoi criteri, come ad esempio quello di autenticità e per la forte enfasi posta sul patrimonio monumentale risalente a epoche passate, con particolare riferimento alle civiltà greca e romana. Nel logo UNESCO, non a caso, c’è un tempio.

Unesco

Inoltre, la selezione dei siti da includere nella lista si basa esclusivamente su una concezione storico-estetica, che riflette una tradizione occidentale.

L’Italia possiede il 70% del patrimonio culturale mondiale? – LA RISPOSTA ALLE CRITICHE

Nel 1994, l’UNESCO ha creato un documento sul concetto di autenticità che ha ampliato l’interpretazione tradizionale.

È stato introdotto il concetto di paesaggio culturale che tiene conto dei valori simbolici, sacri e identitari presenti in molte tradizioni culturali, come ad esempio quella degli aborigeni australiani.

Tuttavia, c’è stata una costante pressione per rappresentare anche altre tradizioni culturali che non si sentivano adeguatamente rappresentate dall’UNESCO.

Così, nel 2003, è stata emanata la Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale, che elenca pratiche, oggetti, espressioni e forme culturali che lo definiscono, ma è mantenuta distinta dalla lista ufficiale dell’UNESCO del 1972, che si concentra principalmente sui monumenti storici.

Questa distinzione evidenzia come l’UNESCO sia ancora ancorata ad una concezione eurocentrica, riduzionista e iconica del patrimonio culturale.

Ma nonostante ciò, il programma dell’UNESCO continua ad essere molto apprezzato e nel corso degli ultimi decenni ha avviato un processo di promozione di siti e monumenti, che ha portato ad un’intensa attività turistica.

la famiglia disfunzionale UNESCO: come farne parte!

Devi sapere che ottenere il riconoscimento all’interno della lista Unesco è diventato sempre più un affare politico in cui si mescolano interessi e rivendicazioni su più livelli.

E non è affatto un caso che i gruppi di potere maggiormente influenti all’interno dell’Unesco siano costituiti dalle Nazioni Europee e in particolare dall’Italia, dalla Spagna e dalla Francia. Questi tre paesi sono in grado di esercitare maggiori pressioni sui processi decisionali.

Questo circolo vizioso ha permesso, da un lato, di premiare la concezione europea di patrimonio culturale a danno di altre e dall’altro l’esclusione dei paesi economicamente più svantaggiati.

Sì, hai capito bene.

I processi di iscrizione sono molto costosi (sia l’elaborazione dei dossier che l’iter delle candidature) ed escludono altri paesi che non hanno sufficienti risorse economiche.

Bene, siamo arrivati alla fine.

Cosa abbiamo imparato oggi?

  1. L’Italia non possiede il 50-60-70% del patrimonio mondiale.
  2. Non abbiamo il patrimonio culturale più bello del mondo, siamo solo dei privilegiati.
  3. I monumenti italiani si trovano sulla celebre Lista Unesco perché abbiamo pagato fior fior di denari.

Fammi sapere cosa ne pensi nei commenti.

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