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A che serve visitare la basilica di Santa Croce a Firenze?

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A che serve visitare la basilica di Santa Croce a Firenze?

A che serve visitare la Basilica di Santa Croce a Firenze?
Facciata della basilica di Santa Croce, Firenze

È una domanda strana, lo so. Una di quelle che non ci poniamo mai, principalmente perché non abbiamo  idea della funzione sociale dei monumenti.

Per noi il patrimonio culturale è solo una roba per turisti. Ne riconosciamo la bellezza ma non sappiamo niente della sua utilità nella vita di tutti i giorni. E più in generale, quando viaggiamo siamo mossi più dalle “cose da vedere almeno una volta nella vita”, dalla bellezza dei monumenti e dalla popolarità di un luogo.

Ma è tutto qua? Il patrimonio culturale è soltanto bello? O c’è dell’altro?

Sì, c’è dell’altro.

Il patrimonio è uno dei mezzi più potenti per migliorare la qualità della nostra vita!

Per me (sono Barbara, ciao!), fermarsi alla bellezza di un monumento è un po’ come mangiare il cornicione della pizza lasciando nel piatto tutto il resto.

Te lo immagini?

Per dimostrarti che finora la narrazione del patrimonio è stata estremamente superficiale e poco arricchente, ti propongo un confronto tra un testo di una guida turistica tradizionale e un testo tratto dalla Guida di Viaggio IterPopuli.

Immagina di essere entrato nella Basilica di Santa Croce a Firenze e di dirigerti verso le famose cappelle della chiesa.

Insieme a te questo testo:

Guida turistica tradizionale

Alcune delle cappelle affrescate della basilica di Santa Croce sono molto meglio conservate di altre: gli affreschi di Giotto raffiguranti Giovanni Battista nella Cappella Peruzzi (1310-20) sono in condizioni particolarmente scadenti.

Quelli dipinti tra il 1320 e il 1328 nella vicina Cappella Bardi, che raffigurano scene della vita di San Francesco, si sono conservati meglio. L’assistente di Giotto e suo pupillo più fedele, Taddeo Gaddi, affrescò la vicina Cappella Baroncelli (1328-38) con scene della vita della Vergine.

A che serve visitare la Basilica di Santa Croce a Firenze?
Altare della basilica di Santa Croce, Firenze.

Guida di viaggio IterPopuli

Firenze, 1295.

[dopo l’introduzione generale alla basilica]

E veniamo alle cappelle.

È vero, alcune delle cappelle di questa basilica francescana sono molto importanti perché affrescate da pittori come Giotto e Taddeo Gaddi, suo allievo.

Però non è tutto qua!

Devi sapere che in questo periodo nelle cappelle delle basiliche degli ordini monastici (per esempio, i benedettini) venivano sepolti solo membri delle grandi famiglie nobiliari.

Ma in questa basilica la situazione si presenta in maniera differente.

Al suo interno troviamo, infatti, alcune sepolture di personaggi appartenenti ad un altro ceto sociale.

Come i ricchissimi Bardi e Peruzzi che non erano nobili, ma famiglie borghesi arricchite in quegli anni. Erano banchieri.

Ma tutto questo non era incoerente con l’ordine francescano?

In realtà nel Medioevo, anche se facevi l’usurario, potevi affittare senza alcun problema una cappella dentro una basilica francescana.

La cosa davvero importante era salvare le apparenze: dovevi dimostrare la tua pietas, cioè lo spirito di (apparente) dedizione e dimostrare la tua fede.

E come?

Semplice. Contribuendo economicamente, andando regolarmente in chiesa e mostrandoti devoto insieme alla tua famiglia.

E i frati dell’ordine? In linea generale, l’ordine francescano non poteva accettare cifre in forma diretta, ma poteva accettare le riparazioni.

Questo bisogno di soldi ha creato la “privatizzazione delle cappelle” che dava un beneficio sia a chi dava e sia a chi riceveva.

In che senso?

Nel senso che sono cifre pagate regolarmente per servizi e non per la proprietà che rimane comunque alla chiesa.

Però, chi affittava la cappella, oltre a utilizzarla come luogo di sepoltura per la propria famiglia, poteva organizzare funzioni religiose come messe per le anime dei defunti, arricchirla con lo stemma di famiglia e con opere d’arte importanti, assumendo professionisti come Giotto e Taddeo Gaddi.

Ma nel caso in cui si fosse danneggiato qualcosa, come ad esempio un vetro della cappella, i frati avrebbero contattato immediatamente la famiglia affittuaria per ripararlo.

In tutto questo, c’è un vantaggio enorme: il ritorno di immagine.

Questo creava a sua volta l’occasione di produzione, cioè l’occasione per commissionare oggetti e decorazioni per la cappella.

Siamo di fronte ad una semplice forma di comunicazione sociale, non certo alla più profonda delle forme di amore per i francescani.

Dunque, la  decorazione della cappella assumeva un significato preciso: era un biglietto da visita.

Doveva dimostrare l’importanza della famiglia che rappresentava e trasmettere tutti quei valori di devozione necessari affinché il complesso generale fosse coerente.

Non necessariamente veritiero, ma soltanto coerente con l’immagine che si voleva dare di sé.

Cappella Bardi.

Adesso possiamo raggiungere la Cappella dei Bardi per osservare la Tavola omonima posizionata al centro che riporta in immagini la biografia di San Francesco.

Ma non una biografia qualunque.

L’unica biografia incorrotta.

La più autentica.

[…]


Ecco cosa intendo per funzione del patrimonio culturale: far emergere la funzione dei luoghi e le ragioni sociali che hanno spinto gli esseri umani a vivere in un modo piuttosto che un altro, con l’obiettivo di godere, non soltanto della bellezza del monumento (che nessuno nega), ma utilizzarlo attivamente come strumento in grado di farci riflettere su una cosa del passato, all’interno del nostro presente.

So già che qualcuno mi farà notare che il secondo testo è più lungo del primo. Lo so, e lo è per ovvi motivi.

Ricorda!

Più generico è il testo, più superficiale sarà il suo contenuto e molto poco imparerai. Di conseguenza, il tuo viaggio che, lo ricordo,  dovrebbe essere un’occasione di crescita personale, in realtà, si rileverà piuttosto mediocre e punteggiato da fotografie vuote.

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