A che serve il Colosseo? Guida al monumento più romanticizzato d’Italia.  - IterPopuli
Vai al contenuto

IterPopuli

Logo IterPopuli bianco
Home » 🗒 Il Blog di IterPopuli » A che serve il Colosseo? Guida al monumento più romanticizzato d’Italia. 

A che serve il Colosseo? Guida al monumento più romanticizzato d’Italia. 

Spread the love

A che serve il Colosseo? Guida al monumento più romanticizzato d’Italia. 

Il Colosseo si inserisce tra i monumenti più soggetti a romanticizzazione, in linea con la Torre Eiffel o il Castello di Neuschwanstein in Baviera.  

Questa inclinazione consiste nel magnificare l’edificio, elevandolo a icona romantica.  

Questo processo è stato alimentato da vari elementi: la maestosità della sua costruzione, dalla cinematografia, ma soprattutto il turismo che ha contribuito ad appiattire il significato del monumento e a rimuovere dati che potrebbero macchiare lo status dell’edificio. 

Il linguaggio usato per parlarne nel corso degli ultimi decenni è stato addolcito ai fini turistici e commerciali, permettendo all’edificio di essere presentato esclusivamente come un monumento simbolo della grandiosità di Roma.  

Con una storia che si estende dal I secolo d.C., quando fu eretto per gli spettacoli gladiatori, fino ai giorni nostri, attraversando periodi di splendore e decadenza, il Colosseo ha vissuto e resistito alle vicissitudini del tempo, aggiungendo ulteriore fascino al suo leggendario appeal.  

Questo monumento è diventato emblematico per Roma e per l’intera storia dell’Impero Romano, e la sua presenza dominante nella città amplifica il suo ruolo come icona di grandezza storica. 

Spesso ritratto nei media, nelle arti visive e nella letteratura come un luogo avvolto da un’aura di mistero e romanticismo, il Colosseo raggiunge il culmine della sua idealizzazione nel contesto turistico: una visita al tramonto, con le luci di Roma che si accendono, è considerata – a ragione – un’esperienza suggestiva e romantica. 

Ma questa percezione del Colosseo è un fenomeno moderno. In realtà, originariamente, questo era il luogo per eccellenza della violenza, della distrazione di massa e della propaganda politica. 

Oggi ammiriamo il Colosseo a Roma e altri grandi anfiteatri romani, solo come monumenti architettonici del passato, dimenticando che qui i Romani non organizzavano regolarmente semplici combattimenti a morte tra centinaia di gladiatori, ma vere e proprie esecuzioni di criminali disarmati e la strage indiscriminata di animali domestici e selvatici.  

Lungi dal voler giudicare dinamiche sociali o persone del passato utilizzando la prospettiva e i valori contemporanei, consapevole della differenza tra la società romana e quella del nostro presente, e rifiutando di applicare anacronisticamente i criteri moderni per valutare gli eventi storici, ci sono delle considerazioni da fare. 

Chi ci racconta la storia degli scontri nell’arena tra uomini e/o animali – nei social e non – lo fa attualmente ponendo un filtro; dunque, la tendenza alla romanticizzazione prevale e l’esaltazione dell’Impero Romano oscura qualsiasi critica o problematica.  

Si diffonde l’idea esclusiva che i romani si divertissero in questo modo (cosa peraltro vera), ma la realtà è più complessa.  

Le motivazioni alla base della nascita dei giochi sono molteplici e, sebbene rappresentassero una forma di intrattenimento per la plebe, sono strettamente intrecciate con la politica, la società romana nel senso più ampio e col controllo sociale. 

Invece, la comunicazione mainstream si concentra principalmente sull’architettura e l’ingegneria straordinarie (indubbiamente eccellenti) e sulla glorificazione degli imperatori.  

La scelta di evidenziare certi elementi e trascurarne altri in questa selezione di informazioni mina la capacità del nostro patrimonio culturale di svolgere un ruolo attivo nel promuovere il miglioramento della nostra vita.  

Se si narrano favole che esaltano il potere e la grandezza del passato, si corre il rischio di mantenere radicata una convinzione su quel piano. 

In altre parole, la creazione di un mito glorioso riguardante il passato può influenzare la percezione attuale, generando un senso di superiorità o potenza che potrebbe non riflettere accuratamente la realtà.  

Questo può dar luogo a una visione distorta del passato e ostacolare la nostra capacità di affrontare le sfide attuali e progredire come società. 

Del resto, in Italia c’è la convinzione radicata che il paese contenga il 70% del patrimonio culturale mondiale (dato totalmente falso). 

La riflessione critica sulla storia e la consapevolezza delle sfumature sono fondamentali per un approccio più equilibrato e costruttivo al miglioramento della nostra vita, alla creazione di viaggi culturali significativi e alla società nel suo complesso.  

Fortunatamente, oggi possiamo contare su storici, sociologi, archeologi e antropologi che, attraverso le loro ricerche incrociate, ci permettono di vivere in modo più autentico il nostro patrimonio culturale, superando – senza eliminare – la romanticizzazione dei luoghi e immergendoci in un’esperienza trasformativa e di crescita personale. 

Ciò non implica dunque che non si debba visitare il Colosseo al tramonto per scattare la foto “di rito”. Anzi, sarebbe insensato il contrario.  

Del resto, nel corso dei secoli, il Colosseo, essendo parte del tessuto sociale della città, ha acquisito nuovi significati e stratificazioni, superando il suo ruolo originario di anfiteatro per combattimenti tra disperati costretti a fare a pezzi i propri simili o animali catturati, imprigionati e selvaggiamente uccisi per il desiderio di uomini ricchi e potenti. 

Logo IterPopuli

    Ti è piaciuto quello che hai letto?

    Se hai voglia, inviaci suggerimenti su come migliorare questo contenuto utilizzando la casella di testo.

    Commenti